11 settembre 2017

Privacy degli utenti, il 65% dei siti non la rispettano

Benedetta

Internet ha cambiato la vita delle persone, dagli acquisti di prodotti online alla gestione delle relazioni sociali e organizzazione del tempo libero, molte di queste attività vengono svolte attraverso il web, ma come funziona la privacy degli utenti?
In realtà quando gli utenti navigano su internet lasciano di continuo informazioni riguardo ai loro comportamenti online e ai loro interessi, queste stesse informazioni vengono utilizzate dalle agenzia pubblicitarie, e non solo, al fine di indirizzare la loro pubblicità al target giusto nel momento giusto.

Tuttavia, la raccolta di queste informazioni dei consumatori online pone diversi interrogativi in termini di privacy degli utenti, soprattutto vista la poca consapevolezza che gli utenti stessi hanno del controllo che viene svolto sulla loro attività.
Nel tentativo di regolarizzare il fenomeno del tracciamento dei dati in rete e venire incontro alla privacy degli utenti, nel 2002 l’Unione Europea ha introdotto la direttiva “ePrivacy”, diventata operativa nel 2013, la quale prevede che ogni sito debba richiedere l’autorizzazione a utilizzare tecnologie di tracciamenti, quali ad esempio i famosi cookie.

A qualche anno dall’introduzione della direttiva, il Politecnico di Torino ha svolto una ricerca al fine di quantificare il fenomeno dei cookies di tracciamento e ha ottenuto un dato davvero sbalorditivo: su 35.000 siti in 100 categorie diverse in 25 Paesi (21 dell’Unione Europea, più Russia, Australia, Brasile e Usa), il 65% dei siti in Europa non rispetta la privacy degli utenti durante la navigazione su internet, impiegando tecniche di tracciamento cookie prima che l’utente fornisca l’autorizzazione. La percentuale supera il 90% per alcuni siti come per esempio quelli nella categoria “News e Intrattenimento”.
Dunque, si è dimostrato che la direttiva ePrivacy ha fallito i suoi obiettivi, non riuscendo a regolarizzare il fenomeno del tracciamento dei dati degli utenti del web.